giovedì, 25 giugno 2009

spamming

Da appena i sensi sbocciano,

appiattiscono le frequenze dei disturbi.

Un' educazione all'accoglimento

e spazzate via con setole dure ai sogni,

questo vorrebbe dire crescere.

(A sogni che neanche ancora riusciamo a immaginare)

Continuando, il calcare ammorbidito

annacquato all'urgenza di qualche essere

illude di poter scegliere.

Afferrata al volo la corona della capacità,

accoltelliamo le maglie di veli

stranieri, migranti, apolidi, bannati.

Ma la corona è già scivolata fino agli occhi

e chi riconosce più

cosa ci era indesiderato

da

cosa, di quello, è diventato il pusher dei desideri?

e che differenza c'è?

Siamo sempre noi, legislatori e vittime dello spam

selvaggio.

 

 

Ho l'orribile sensazione di avervi già detto poco fa quello che devo ancora dire. Le mie parole presenti, appena le avrò dette, apparterranno subito al passato, resteranno fuori di me, non so dove, rigide e fatali. Dico e penso questo, nella mia gola, e le mie parole mi sembrano persone. Ho una paura più grande di me... Sento di tenere in mano, non so come, la chiave di una porta sconosciuta. E io tutta sono un amuleto o un tabernacolo cosciente di se stesso. E' per questo che mi terrorizza andare, attraverso il mistero del parlare... E poi chi può sapere se io sono così e se tutto questo è senza dubbio quello che sento?...

da "Il Marinaio" di Fernando Pessoa (traduzione di Antonio Tabucchi)

tanatosi delle 01:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 11 aprile 2009

cattiveria

sono cattivissima quando pretendo che le persone a cui voglio bene ragionino mel mio stesso modo, mi rendo conto che è impossibile e che non è possibile nè giusto che io tenti mie e solo mie spiegazioni quando non ho passato sulla mia pelle tutte le loro esperienze. credo però che diventerò sempre più cattiva se continua così, perchè non posso fare a meno di incazzarmi quando le persone a cui voglio bene si rovinano la vita per non aver avuto la forza, secondo me, di fermarsi con la testa fra le mani in determinati momenti e seguire la voce di quel momento nella testa tra le mani. a volte dovremmo avere la forza di dormire mezzora sulle decisioni, o due giorni se è necessario, ma dovremmo contrastare l'ansia degli altri sul nostro prendere una decisione. ho constatato come i genitori possono rovinare la vita dei loro figli, e sono cattiva proprio perchè l'ho avvertito da quando ero bambina e ora sarei pronta ad urlarglielo in faccia che con la scusa che volete solo il meglio state allevando delle larve intossicate.

sono cattiva perchè mi fa male, perchè ci verso lacrime, perchè me lo so spiegare ma non glielo posso spiegare, perchè diventerò pazza, perchè sono già pazza e cattiva, perchè non voglio addosso le loro responsabilità ma me le sento tutte, perchè so che potrei aiutarti ma se lo facessi verrei allontanata, demonizzata, mandata in cura io stessa.sono cattiva perchè sono egoista.

ditemi voi qual è il confine tra affetto e cattiveria, dove l'indulgenza si tramuta in minaccia e punizione. se la mia cattiveria privata non può che tramutarsi in cattiveria pubblica, o viceversa. ditemi se non sono più cristiana io di voi (che vorrei solo ritagliarmi qualche anno da vivere ancora dignitosamente), sempre accomodanti e indulgenti ci state portando l'inferno in terra. quanti ragazzini devono crollare sotto palazzi costruiti male e quanti devono ancora impiccarsi, cioè scegliere di morire, prima di capire che pregare non serve a niente?

non ci resta che essere cattivi, mi sembra.

tanatosi delle 18:31 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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sabato, 03 gennaio 2009

'anche per oggi non si vola'

Mi sono persino guardata mentre bruciacchiavo

monella beatamente incosciente

questo ultimo paio di lenti.

(non con un mio accendino rubato, come finanche io

potrei  facilmente essere portata a pensare

di sorprendermi)

stavo seduta scomoda su una sedia,

- uguale a tutte le sedie scomode di quest'anno-

con le mani sulle ginocchia per scaricare il peso

e sentirne meno la scomodità,

e negli occhi una febbre che ardeva i contorni

del supporto immaginifico succitato

e un sorriso ebete mordermi il labbro.

Anche questa veduta è andata

e siamo al rito di passaggio

- che potrebbe avere per lo meno la briga di passare meno

fanfaricamente di così (direi proprio), ogni volta,

se proprio voglio dirla tutta -

 durante il quale si dice

che non sia nè la passata nè la futura cosa,

come se prima fosse stato davvero qualcosa

se non che una o un'altra cosa non l'avesse preso per il bavero

( che espressione d'altri tempi)

e costretto con le buone a pur essere qualcosa, che diamine.

 

 

Insomma.

Non so più da che parte guardare.

Avrei bisogno a questo punto di bende,

che qualcuno me le levi, queste bende.

(non di certo che me ne porti per medicarmi)

tanatosi delle 20:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 14 dicembre 2008

giornalismo

Vorrei incontrarti per un'unica ultima volta per chiederti cosa hai da dirmi, per chiederti perchè non mi dici mai niente perchè non mi fai capire che così non va che devo m i g l i o r a r e. e mi fa schifo pensare che vorrei, ma non voglio più dopo un attimo; non voglio sapere se ci sei dietro gli angoli a seguirmi, vorrei che se ci sei ti palesassi non vedi come ti cerco sempre tra i cappelli i capotti e i baffi di signori minuti. minuto per minuto mi fisso su un particolare potrei starci ore aspettando che si trasformi e che ne esca fuori qualcosa in grado di convincermi che vivo in un mondo incantato che può significare finalmente tutto quello che mi pare; rimarrei immobile per giornate intere, perderei tutti i treni più veloci per posti desiderati se avessi la certezza che tu potessi arrivare a spiegarmi come ci si sente. tu potresti spiegarmi come mi sento? io non lo so più. io vorrei che qualcuno me lo spiegasse, per strappare un contratto di illusione di qualche altro mese. no, non voglio più 'che qualcuno' perchè io non chiedo mai queste spiegazioni a nessuno ormai dovrei saperlo e anche gli altri lo sanno. io vorrei solo guardarti ancora un attimo, ecco voglio vedere coi miei occhi se i tuoi occhi mi stanno guardando ancora; voglio le tue spiagazioni, voglio i tuoi rimproveri, voglio tutti i tuoi rimorsi, i tuoi consigli, le tue paure.

Voglio tutte queste tue notizie che mi sono persa. Mi mancano dei pezzi che cerco nei signori minuti per la strada, nei pantaloni dritti, nei nasi aquilini, nelle sigarette tra dita ingiallite, non lo vedi come li cerco sempre.  

Voglio sapere quante volte hai pianto di nascosto la notte, quante volte hai desiderato essere altrove, per quanto tempo ti sei sentito orfano, se hai mai fatto veramente una scelta, quante volte ti sei innamorato,  se avresti voluto portarci ogni inverno sulla neve, se avremmo letto ancora i quotidiani insieme, se mi avresti regalato un disco, quanto avremmo litigato ancora e per quanto saremmo ancora vissuti fianco a fianco senza renderci conto della vita organizzata intorno a noi che marciava.

Vorrei solo saperlo da te, non voglio sapere altro. non voglio più sapere perchè vorrei saperlo, sono stanca di dedurre e inventarmi scuse.

tanatosi delle 23:26 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 15 novembre 2008

El amor en tiempos de abstinencia

tanatosi delle 20:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 07 novembre 2008

Da "Il grado zero della scrittura" di Roland Barthes

... nel momento stesso in cui la Storia generale propone - o impone- una nuova problematica del linguaggio letterario, la scrittura resta ancora piena del ricordo dei propri precedenti usi, perchè il linguaggio non è mai innocente: le parole hanno una seconda memoria che si prolunga misteriosamente pur nell'evidenza dei nuovi significati. La scrittura è precisamente questo compromesso tra un atto di libertà e un ricordo, è quella libertà piena di ricordi che non è libertà se non nell'attimo della scelta, ma già non più nella sua durata. Io oggi posso senza dubbio scegliermi tale o tal altra scrittura e in questo gesto affermare la mia libertà, pretendere a una ingenuità o a una tradizione, ma io stesso non posso già più svilupparla in una durata senza diventare, a poco a poco, prigioniero delle parole altrui e persino delle mie. Un residuo ostinato, derivato da tutte le scritture precedenti e dallo stesso passato della mia scrittura, copre l'attuale voce delle mie parole. Ogni traccia scritta precipita come un elemento chimico dapprima trasparente, neutro e innocente, nel quale la sola durata fa sì che a poco a poco si veda tutto un passato in sospensione, tutta una crittografia sempre più densa. Come Libertà, la scrittura è dunque appena un momento.

tanatosi delle 01:29 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 18 ottobre 2008

Cosa cercate

spettri delle brame

posate occhi e mani sapienti

sapete dove adagiarvi

meglio delle mie brame, appunto

Da dove spuntate

visitanti facilitati

dovremmo poter studiare

la cera dei sogni

per prendere spunto

Io non so se ho ancora

idee

o se queste, un giorno,

coalizzate mi circonderanno

così che non potrò ancora

chiedermi

dormo o mi vesto?

Io non so

ma sento puzza di bruciato

vedo gente troppo viva

che si ama

mentre forse

bisognerebbe prima morire

 

tanatosi delle 19:13 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 07 ottobre 2008

Festina lente

Una storia cinese racconta che tra le molte virtù di Chuang- Tzu c'era l'abilità nel disegno. Il re gli chiese allora il disegno di un granchio. Chuang- Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e di una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. "Ho bisogno di altri cinque anni" disse Chuang- Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang- Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto.

tanatosi delle 02:26 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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mercoledì, 01 ottobre 2008

Forse io non ho la dote di stabilire dei rapporti personali con i luoghi, resto sempre un po' a mezz'aria, sto nelle città con un piede solo. La mia scrivania è un po' come un'isola: potrebbe essere qui come in un altro paese.

Italo Calvino

tanatosi delle 19:34 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 29 settembre 2008

questo è tutto

Non credo di aver mai sbagliato in qualcosa. Non puoi dispiacerti di momenti mai avuti, o per quanto in più potevi scoprirti. A me il nulla non dispiace, nè mi manca, nè lo trasfiguro; piuttosto ho fatto l' orecchio al suo sottofondo. E' difficile accettare che non abbia un genere, che non deve averlo neanche per te. E comunque, voglio dirti che tutti i minuti del tuo tempo dedicati a riflettere su possibilità di recupero sono solo tempo perso. D'altronde non c'è tempo, se non quello che noi ci lasciamo per dormire. Dormirò sulle supposizioni da discount che vi scambiate a merenda, sui vostri coiti ininterrotti, su quanto vi piace adeguarvi alla vostra idea del maggior detentore di apprezzamenti nel miglior gruppo del villaggio di turno (e in questo siete fortunati, e tutti lo siamo, per via del fatto che una nostra idea di qualsiasi cosa ci concede almeno un pizzico di originalità - ma non tutti la vediamo, quella originalità nostra, e sprechiamo una fortuna - ), su questo e su altro ho imparato a dormire, compreso dormirmi in piedi. Io non devo rimproverarmi niente, e nemmeno a nessun altro. Non mi dispiace farti ridere, non mi importa farti piacere, non voglio che tu mi dica mai se fingi oppure no, non mi interessa niente. Voglio continuare a non aspettarmi niente, fino a che i fogli da strappare al tabellone ogni volta che azzero il conto saranno terminati.

Cosa avete collezionato voi di meglio? Oggetti, espressioni, gesti, intercalari, paure, promozioni telefoniche, viaggi in alberghetti, insinuazioni, parole  parole e parole per definirvi, ma sempre poca diffidenza verso il prossimo mi pare. Allora dov'è la convenienza in questo buttarvi sotto il cono, che se qualcosa serve a riflettere, quella è senz'altro la vostra smania di acchiappare mosche col retino?

Ciò che ti blocca è il pensare di non essere all'altezza? Non credo di essere esagerata quando dico che quella del vivere le cose sulla propria pelle è una scusa, il più delle volte. Non serve esserci passati per capire quanto è inutile, delirante, sconveniente e poco sano. Basta vedere appena al di fuori, per renderti conto e vomitare. Non ti sto dicendo che non credo possa proprio mai capitare. Ma è quel continuo stupido farfugliare delle esperienze che lo rende insulso, deplorevole. E' così difficile capire che quanto più ne parli, tanto più traspare la tua insoddisfazione di quell'esperienza? Ma perchè ci cascate, dentro questa fiera del segreto sciupato? Questo è tutto ciò su cui amo dormire. Sulla giostrina - dei cavalli, con scommesse annesse per tutti-  dell'incontro assurto a Vuoto Da Colmare che non ha rispetto di niente e  nessuno di noi.

Perciò, se vorrai, accomodati pure qui accanto a me. Senza fiatare. Se mi svegli è già finita.

tanatosi delle 03:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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